…Mezze maniche Hot Hot!!

… Oggi siamo “in mani sue”!!! Jessica ama il piccante oggi ci ha proposto una pasta con l’aggiunta della ‘nduja … la  ‘nduja è un insaccato calabrese, spalmabile, con peperoncino. Visto che non si può capire se non con l’assaggio, il mio consiglio è di andarci piano e aggiungere la ‘nduja un po’ per volta …

Mezze maniche con ‘nduja calabrese20190124_1942311431972538-e1548584688627

Ingredienti:

  • 1/2 kg pasta formato ‘Mezze maniche rigate’
  • 1 cipolla rossa di tropea
  • 3 cucchiai di ‘nduja calabrese
  • 200 gr di ricotta
  • 100 gr di cacio cavallo piccante ‘Latteria Soresina’
  • olio sale e pepe

 

Procedimento:20190124_19100885573928-e1548584482356

Mentre fate cuocere la pasta, preparare il condimento facendo stufare la cipolla tagliata molto sottile con un filo d’olio, poi sciogliere l’nduja calabrese e aggiungere la ricotta con una spolverata di pepe. Aiutarsi con l’acqua di cottura della pasta per rendere il sughetto più cremoso. Amalgamare bene la pasta aiutandosi se necessario con poca acqua di cottura per evitare che si asciughi troppo in fretta. Servire con una grattugiata di cacio cavallo piccante.

Curiosità: questo pregiato ed apprezzato composto di carne e grasso di maiale finemente triturato e impastato con alcune spezie, con del sale fine di miniera e della farina di peperoncino rosso piccante, nel passato veniva fatto solo ed esclusivamente con gli scarti delle parti molli e delle carni di maiale riservati ad altre lavorazioni e veniva, dopo averlo pazientemente e magistralmente impastato, insaccato nell’orva, cioè la parte “cieca” del budello del maiale che non era utile né per le salsicce né tantomeno per le soppressate; anche in questo caso si capisce come questo delizioso e amabile insaccato venisse prodotto con tutte le parti meno “nobili” del maiale, ovvero con degli scarti inutilizzabili e quindi destinati a rimpinzare le ciotole dei cani o dei maiali stessi. Ecco così nascere la leggenda che vuole questi piccoli “furti” di scarti trafugati di nascosto dal sontuoso castello verso le umili dimore delle lavoratrici avventizie che venivano “chiamate” al lavoro solo in occasione dell’uccisione dei maiali per preparare le provviste per un anno intero; queste persone non erano veri e propri dipendenti del nobile di turno e quindi, se mal controllati, avrebbero sicuramente potuto perpetrare queste sottrazioni di scarti e approfittarne per preparare un prodotto appetibile e saporitissimo.

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